Esercitare l’ascolto. Intorno ai culmini della disperazione: il suicidio mancato del giovane Emil Cioran

di Giovanni Rotiroti

“Ho scritto questo libro nel 1933, all’età di ventidue anni, in una città che amavo, Sibiu, in Transilvania. Avevo finito gli studi, e per ingannare i miei genitori, ma anche per ingannare me stesso, feci finta di lavorare a una tesi. Devo confessare che il gergo filosofico lusingava la mia vanità, e mi rendeva sprezzante verso chiunque usasse un linguaggio normale. A tutto questo pose termine uno sconvolgimento interiore che finì col rovinare tutti i miei progetti. Il fenomeno capitale, il disastro per eccellenza è la veglia ininterrotta, questo nulla senza
tregua. Per ore e ore passeggiavo di notte nelle strade deserte, o talvolta in quelle dove bazzicavano prostitute solitarie, compagne ideali nei momenti di supremo smarrimento. L’insonnia è una vertiginosa lucidità che riuscirebbe a trasformare il paradiso stesso in luogo di tortura. Qualsiasi cosa è preferibile a questo allerta permanente, a questa criminale assenza di oblio. È durante quelle notti infernali che ho capito la futilità della filosofia. Le ore di veglia sono, in sostanza, un’interminabile ripulsa del pensiero attraverso il pensiero, è la coscienza esasperata da se stessa, una dichiarazione di guerra, un infernale ultimatum della mente a se medesima. Camminare vi impedisce di lambiccarvi con interrogativi senza risposta, mentre a letto si rimugina l’insolubile fino alla vertigine. Ecco in quale condizione di spirito ho concepito questo libro, che è stato per me una liberazione di esplosione salutare. Se non lo avessi scritto, certamente avrei messo fine alle mie notti”.

Così Emil Cioran nel 1990 ricordava la genesi del suo primo libro, Ai culmini della disperazione, scritto in Romania nel 1933 e pubblicato un anno dopo. Un inganno ordito nei confronti dei genitori e di se stesso, la fine degli studi universitari, il congedo dal gergo filosofico, l’insonnia, le passeggiate notturne, l’amore mercenario, la domanda che preme in attesa di risposte che tardano, la vertigine infernale del pensiero, l’angoscia, la contesa, la scrittura e il suicidio mancato. Sfogliando il volume si trovano corpose riflessioni sul suicidio:”Ogni forma di follia è determinata dalle condizioni organiche e dal temperamento. E poiché la maggioranza dei folli si trova fra i depressi, per forza di cose la depressione è più diffusa degli stati di esaltazione allegra e traboccante. Nei depressi è così frequente la melanconia nera che quasi tutti hanno una tendenza al suicidio- soluzione, questa, quanto mai difficile finché non si è pazzi” (tr. it. p. 31)… | PDF

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