“Cioran, l’allegro cantore dell’apocalisse” [Ita]

Due libretti del grande filosofo romeno permettono di ripercorrere il suo pensiero. Nichilista ma con brio

Marcello Veneziani – IlGiornale.it, 24/03/2014

Quando stai giù e vedi tutto nero, leggi Cioran. Non so se definirla cura omeopatica o terapia d’urto. Ma leggendo E.M. Cioran vedi quali splendidi fiori può generare l’umor nero, innaffiati dalle lacrime più amare. Cioran ti porta verso il nulla, ma è così scintillante la sua disperazione, così brillante la sua vena apocalittica, così eccessiva, da provocare una specie d’euforia degli abissi.

Vedi lo spettacolo dell’intelligenza in rotta col mondo e la vertiginosa ebbrezza del cupio dissolvi, vedi l’allegria del naufrago e perfino l’umorismo che si nutre di l’umor nero in una forma inedita di umoralismo. Una spremuta di pessimismo cosmico e vien fuori un succo grottesco di tetro entusiasmo. Tutto appare vano, suicidio incluso; di fronte al male pensi con lui al peggio e quasi ti ristori, la tua disperazione privata annega in quella cosmica e si stempera nell’universale. Persino il sole piange e si fa nero nelle pagine di Cioran. Ma avviene il miracolo: ritrovi il piacere dell’intelligenza, il gusto della lettura, la voluttà dell’imprecazione. La grazia e l’estasi del nulla.

C’è una cosa, tuttavia, che fa disperare Cioran più della vita: è l’errore di stampa. Lo confessa con candore, e qui tradisce la vanità del nichilista che pur abitando nel Nulla, tiene alla cura e alla perfezione della parola, e coltiva l’amor proprio e l’imperativo assoluto di farsi leggere e ammirare… [+]

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