Cioran: un moralista contemporaneo”, da Antonio Castronuovo [Ita]

Circola nella geografia culturale europea un tipo di scrittore detto “moralista”, creatura di recente origine, soprattutto in relazione al senso da assegnare al suo nome. Torna infatti spontaneo riferirlo genericamente alla “morale”, cioè al complesso di principi che guidano nella condotta della vita. Lungo il Seicento, in quella Francia che è un po’ la terra nativa della figura del moralista, egli è riconosciuto come un autore che scrive e che tratta di morale, il cui compito è quello di guidare nel percorso dell’etica.

Ma proprio in quel secolo è accaduto qualcosa che ha fatto slittare la definizione verso una diversa area di significato, assegnandola a quel tipo umano che abbandona l’atteggiamento della prescrizione e acquista quello della curiosità. Tra Sei e Settecento – e ancora nella madre Francia – il moralista si spoglia dell’abito di precettore e veste quello dello spettatore; abbandona la velleità di correggere gli umani costumi e si affida alla loro rappresentazione, per darne il ritratto della corruzione e del ridicolo. In altre parole, il moralista diventa il tipo di scrittore attratto più dai moeurs che dalla morale, e da qui a toccare il culmine di una passione poco ci manca: nel descrivere e anche criticare i costumi dell’epoca in cui vive, egli giunge con naturalezza a formulare riflessioni sulla natura umana… [+]

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