“Una vita con Cioran”: l’umano troppo umano nel racconto di Simone Boué [Ita]

Pubblicato in Barbadillo il 11 ottobre 2016 da Isabella Cesarini

Se all’interno di un percorso tutto di filosofia e saggistica, sì è sfiorato, anche solo per un istante, il pensiero di Emil M. Cioran, risulta gravoso collocare lo scrittore dentro una suggestione amorosa. Lo si vede approssimarsi al tramonto della vita nel trascinamento sensuale, fecondato dall’insegnante tedesca di filosofia e letteratura, Friedgard Thoma. Un trasporto, alimentato e al contempo frantumato da trentasei anni di differenza. Quando si incontrano, lo scrittore rumeno ha settantadue anni. Ma sino a quel momento e anche in seguito, chi tacitamente e nella discrezione di un amore cinquantennale, resta fedelmente al fianco di Cioran? Si è dovuto attendere il 2016 per poter leggere nella traduzione italiana di Massimo Carloni, l’intervista di Simone Boué, rilasciata a Norbert Dodille. Prima di questo momento, le dichiarazioni concesse nel 1996, appaiono solo nel volume “Lectures de Cioran, textes réunis par Norbert Dodille et Gabriel Liiceneau”.

Simone, donna indipendente quanto discreta e riservata, si abbandona al filo del ricordo di una vita insieme allo scrittore, sulla spinta, nonché mediazione di Marie-France, figlia di Eugène Ionesco. L’apertura è nel primo e definitivo incontro tra i due, il battito accade in una mensa scolastica parigina nell’avvicinamento pretestuoso di una curiosità culinaria. Il desinare improvvisato di un novembre del 1942, già pensiero nel desiderio di Simone: “Il était beau comme un Russe”. Dal quel preciso momento, l’insegnante e il filosofo, in una vita semplice, edificata sull’essenziale, non si separeranno più, se non nell’ineluttabilità della morte. La relazione iniziale si scrive tra stanze di alberghi a basso costo e luoghi studenteschi. Il legame, pur nell’intermittenza di alcune distanze, si fa stabile nella sicurezza dell’incarico lavorativo della docente. Rue de l’Odéon, sorvegliata dal ticchettìo dei tasti di una mansarda, figura come la romantica cornice eletta dalla coppia.

Nel fluire della memoria, Simone si distende davanti a un importante profluvio di aneddoti che donano un Cioran umano, troppo umano. Fragilità o imperfezioni che rivoltano il mito di un disincanto apparentemente irreversibile, costruito intorno alla sua figura. L’autore di “Al culmine della disperazione” o de “L’inconveniente di essere nati” è nelle reminiscenze della compagna di una vita, un uomo domestico che teorizza la siesta pomeridiana come un imperativo sine qua non. Breve riposo, che presumibilmente, porta direttamente al cospetto della nemica di sempre, l’insonnia; curata e trattata mediante lunghe passeggiate notturne… [+]

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