“Cioran lettore di Hume: scetticismi a confronto” (Eleonora Zeper)

Nuovo Giornale di Filosofia della Religione

Introduzione 

“L’uomo che sospendesse il giudizio su tutte le cose deve ancora nascere” è detto in un testo di Hume. Vorrei essere quest’uomo, questo caso impossibile, questo non nato1.

Così scrive Emil Cioran (1911-1995), pensatore rumeno emigrato a Parigi nel 1937 e morto ormai quasi vent’anni fa, professando il desiderio impossibile di uno scetticismo assoluto, poiché esistere come uomo significa giudicare2. Non si tratta dell’unico punto dell’opera cioraniana nel quale viene citato Hume:

Tacito, il mio scrittore preferito. Confermo in pieno il giudizio di Hume che lo considerava la mente più profonda dell’Antichità3.

Ci si potrebbe chiedere se possano bastare queste due sparute citazioni per instaurare un confronto fra lo scetticismo humiano – desunto qui dal Trattato sulla natura umana (1739-1740) – e quello cioraniano e se sia quindi davvero possibile parlare di un Cioran ‘lettore di Hume’. Lo stesso Cioran ammette di aver frequentato pochissimo il filosofo scozzese, ma, nonostante ciò, di averne sempre avuto una grande considerazione4. Se si considera, però, che cosa significano per Emil Cioran gli autori che cita, e che cosa ha significato sempre la lettura nella sua vita, il confronto finirà per non sembrare così azzardato. Cioran è un uomo che dice di leggere con il cuore di una portinaia5, al quale non interessano i problemi filosofici – perché «un problema non è niente»6 – ma le passioni inevitabili, quelle che non si possono inventare. È un ossessionato che sa occuparsi solo del pensiero «che conserva un profumo di sangue e di carne»7, un ibrido novecentesco fra uno scettico greco e un romantico tedesco, un pensatore che, in una continua battaglia contro i suoi stessi pensieri, ha amato agitarsi in mezzo alle «aporie liriche»8 del proprio «scetticismo patetico»9.

La letteratura non è mai per Cioran qualcosa di esterno, un semplice oggetto di studio o di svago. Non si può capire nulla di quest’autore se non si parte dal presupposto che, anche quando sembra trattare argomenti lontani, perfino quando parla della storia o di Dio, non parla mai d’altro che di sé. «Io mi interesso a chiunque, salvo che agli altri»10, così scrive questo filosofo fannullone, questo segretario delle proprie sensazioni che, da grande avversario del moderno concetto di rendimento11, non lavorò che un solo anno in tutta la sua vita12. E lancia così il suo anatema, uno dei tanti: «Guai al libro che si può leggere senza interrogarsi per tutto il tempo sull’autore!»13. Cioran dunque non legge semplicemente, vive delle esperienze. Le sue opere sono costellate di eroi e anti-eroi: filosofi, imperatori, riformatori religiosi, poeti e romanzieri accompagnati dal corteo dei loro personaggi. Gli altri autori non sono solo un modo per sostenere una tesi o per commentare una situazione esterna, sono allo stesso tempo degli strumenti e dei compagni di esplorazione dell’animo, dei commilitoni, poiché «un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve provocarle. Un libro deve essere un pericolo»14. Le citazioni sono talvolta inesatte, così nel caso di Hume, servono in primo luogo a chi scrive; l’autore, in questo modo, le rende parte integrante della propria scrittura. Sbagliandole, le rende vive, vi appone il proprio marchio, offre una personale interpretazione di un passato culturale visto come discontinuo, costituito solo da pochi fratelli nel dolore15. Il suo citazionismo inesatto fa dunque parte di un metodo filosofico, è la risposta alla domanda sul valore della cultura occidentale, è una forma di autoconoscenza attraverso una selezione di artisti e pensatori che si riescono davvero a capire, a comprendere in sé.

Bisogna quindi leggere Shakespeare16, Marco Aurelio, Pascal, Dostojevskij – magari tutto, cinque o sei volte come fece lui –, Nietzsche, Tacito, Meister Eckhart… solo dopo queste letture, solo dopo queste esperienze, si può iniziare a comprendere Cioran. Se si vuole leggere quest’autore, dunque, si dovrebbe leggere anche quello che lui stesso lesse, ma soprattutto bisognerebbe vivere le esperienze che lui stesso visse a causa di quelle letture, o, meglio, in quelle letture. E Hume, per quanto compagno di qualche giorno e non di una vita intera, rimane comunque un’esperienza cioraniana, un autore con il quale lo scrittore rumeno ha instaurato un dialogo. Se comprendiamo dunque il ruolo che le fonti hanno nello sviluppo del pensiero cioraniano, non può essere del tutto senza valore un confronto fra le riflessioni filosofiche dei due autori in questione, nel punto in cui queste si toccano… [+]