“Cioran nell’abisso di Talamanca” (Nicola Vacca)

ZONADIDISAGIO – Il Blog di Nicola Vacca

 E.  M. Cioran, Taccuino di Talamanca, a cura di Verena Der Heyden – Rynsch, traduzione di Cristina Fantechi, Adelphi edizioni, pagine 44, 6 euro)

«Stanotte, completamente sveglio verso le 3.Impossibile rimanere ancora a letto. Sono andato a passeggiare in riva al mare, sotto l’impulso dei pensieri più cupi. E se andassi a buttarmi giù dalla falesia?Sono venuto fin qui per il sole, e non sopporto il sole. Tutti sono abbronzati, io devo restare bianco, pallido. Mentre facevo ogni sorta di amare riflessioni, guardavo quei pini, quelle rocce,quelle onde visitate dalla luna, e improvvisamente ho sentito fino a che punto sono inchiodato a questo bell’universo maledetto».

Quando Cioran scrive queste parole, si trova a Ibiza, per l’esattezza nel villaggio di Talamanca. È l’estate del 1966. Per lo scrittore rumeno  è un periodo cupo e malinconico. L’abisso lo attrae più del solito in un baratro di riflessioni e pensieri.

Durante quel soggiorno Cioran scrive il Taccuino di Talamanca, un quaderno di pagine roventi, tra le più intense e radicali della sua produzione. pubblicato da Adelphi nel 2011.

In quelle pagine l’autore di Sommario di decomposizione annota nell’ordine del suo consueto disordine frammentario la sua personale visione del mondo che nonostante il cafard (il modo tutto cioraniano di esprimere la noia e l’angoscia) comprende  colte disquisizioni sullo spirito, le idee, le contemplazioni mistiche, le profondità dell’anima.

Tra le varie riflessioni che Cioran annoterà sul suo taccuino nelle notti insonni spagnole, il lettore  inaspettatamente né troverà alcune sulla redenzione, che lo scrittore vuole raggiungere attraverso la conoscenza e il superamento della conoscenza.  L’indagine speculativa del rapporto  tra redenzione e conoscenza è il tema principale, e per certi versi del tutto inedito,  del girovagare  meditativo di Cioran nella bellezza delle notti di Ibiza.

Egli porta sempre con sé il personale cielo di melanconia e lo ritrova anche nella contemplazione del bellissimo paesaggio dell’isola che ospita le sue inquietudini:  «Nei paesaggi che amiamo le nostre infermità assumono un colore diverso. Qui l’insonnia non è un male, ma soltanto una certa impossibilità»… [+]