“Il sentimento della morte nella poesia di Eminescu” (Armando Santarelli)

Orizzonti Culturali Italo-Romeni, n. 7-8 luglio-agosto 2019, anno IX

Penso che non ci sia opera poetica più indagata, nella letteratura romena, di quella di Mihai Eminescu (1850-1889). Il perché è ovvio: Eminescu è assurto alla dignità di poeta nazionale, è il letterato romeno più conosciuto e amato. Inoltre, la sua produzione abbraccia più generi, e presenta, per alcune opere, una certa difficoltà di interpretazione. Perciò, l’apparato critico riguardante il poeta di Ipoteşti – nel quale assumono particolare importanza l’ormai classica monografia in cinque volumi di George Călinescu e, sul piano filologico, il lavoro sfociato nella cosiddetta edizione accademica – è copioso, e credo che poche siano le zone rimaste oscure ai suoi tanti e autorevoli esegeti.
Non diciamo nulla di nuovo quando individuiamo nell’amore per la donna, nella visione cosmica, nel patrimonio spirituale e folclorico del popolo romeno, nella natura come unica dispensatrice di pace, i topoi più ricorrenti nell’opera poetica di Eminescu.
Qui vogliamo trattare di un altro dei motivi di fondo della sua poesia: il sentimento della morte.Sentimento e non senso della morte, come pure si poteva concepire. Infatti, la morte costituisce nella produzione letteraria di Eminescu una presenza costante e angosciosa, vissuta con la stessa intensità e profondità con le quali il poeta canta i temi prima indicati.
In un noto passo degli Scritti di Estetica, Charles Baudelaire (1821-1867) osservava: «Per penetrare l’anima di un poeta, o perlomeno la sua principale preoccupazione, cerchiamo nelle sue opere quali siano le parole che ricorrono più di frequente». Se ciò è vero, l’incessante presenza della parola «morte» nelle poesie giovanili come in quelle della maturità, non lascia dubbi sulla pervasività di questo sentimento nell’animo di Eminescu.

È d’obbligo una premessa: pur avendo letto tutte le poesie di Eminescu tradotte in italiano, la monumentale monografia Mihai Eminescu o dell’Assoluto (1963) di Rosa Del Conte, e le pagine antologiche e critiche di alcuni dei più autorevoli eminescologi italiani, chi scrive non ha effettuato un confronto con l’esegesi romena, e dunque con gli studi che partendo da Titu Liviu Maiorescu arrivano a Ion Negoițescu, Ioana Em. Petrescu, Nicolae Manolescu, George Gană, Pompiliu Crăciunescu, Ioana Both Bican e altri; di conseguenza, questo contributo non può certamente ambire al rango di studio critico.
Sempre nella consapevolezza di esprimere un punto di vista eminentemente soggettivo, e volutamente agile, ho evitato di utilizzare le note a piè di pagina e non ho redatto una bibliografia, preferendo inserire nel testo i riferimenti agli autori e ai brani citati. Quanto alla versione italiana delle poesie, mi sono avvalso, in prevalenza, di quella di Ramiro Ortiz; quasi inutile aggiungere che l’opera di Eminescu attende, oggi, una nuova e più moderna traduzione nella lingua italiana.
Un’ultima precisazione: il sentimento della morte è presente nell’opera di moltissimi letterati di ogni tempo, e dei romantici in particolare. Per ovvie ragioni, in questo scritto mi sono limitato al confronto fra Eminescu e alcuni dei poeti che più si sono soffermati sul tema in argomento.

Parlando della morte in Eminescu, credo sia incontestabile che ci troviamo dinanzi ad un sentimento inseparabile dallo spirito e dalla travagliata esistenza del poeta; l’opera del genio romeno è il riflesso della storia di un’anima pervasa da un profondo malessere esistenziale, un’anima in perenne dissidio fra l’adesione alla vita e un’inesorabile consapevolezza della sua precarietà e finitezza. Vale, per Eminescu, ciò che scrisse Ugo Foscolo a proposito della sua giovinezza: «Io soffrivo la mestizia sin da fanciullo; la sventura, le riflessioni e le passioni l’hanno resa in me natura».
Non volendo perderci nell’annosa questione di quanto la biografia influisca nell’opera di un letterato, ci limitiamo ad un’osservazione che appare inoppugnabile: la vita di Eminescu rivela che l’equilibrio, la stabilità (intesa in ogni senso, da quello professionale a quello sentimentale) non si addicevano alla sua natura. Esprimendo un paradosso, è come se egli intuisse che un’esistenza sicura e tranquilla avrebbe sottratto alla sua poesia i temi forti e drammatici che ne costituiscono, insieme alla musicalità e alla padronanza del verso, la principale caratteristica. Non sono certo rari i momenti in cui la poesia di Eminescu si distende in note delicate, luminose, intrise di puro lirismo; ma persino in alcune di queste composizioni si insinua, come vedremo, il controcanto del dolore, l’incombere del nulla e della morte.
Anima elettivamente poetica, Eminescu, come Wordsworth – il grande poeta romantico inglese – non cerca le sensazioni, perché queste gli giungono naturalmente dal contatto con un mondo che percepisce, almeno originariamente, in senso mistico e panico. Ma questa fusione col tutto, che si riveste ogni tanto di una forte sensualità, è minacciata dal divenire insensato dell’esistenza, dalla finitudine, cui consegue una ricorrente volontà di autoannullamento.
Vedremo come Eminescu assuma la morte quale interlocutrice sin dalla gioventù. Perché? Io credo che si debba partire da un’innata inquietudine, dalla sua indole di ‘irregolare’ per elezione (Del Conte). Quando evita i giochi dei coetanei, quando vaga solitario nelle campagne intorno al suo villaggio (proprio come il giovane Wordsworth), quando fugge dalla scuola (la prima volta nel 1860, dunque a soli dieci anni, la seconda volta a tredici), l’adolescente di Ipoteşti sta già sperimentando le forze ctonie di un animo insofferente e inadattabile. Il dramma di Eminescu ha la sua apertura nelle precoci angosce giovanili e la sua chiusura nelle profonde lacerazioni che sperimenterà nel corso della vita: la perdita degli affetti e della fede, l’infrangersi degli ideali, l’esperienza contrastante dell’amore, che, se nel poeta rimane l’istanza esistenziale più autentica, non mancherà di riservargli cocenti delusioni.
Ma nel continuo dialogo di Eminescu con la morte è possibile rintracciare un’ulteriore motivazione; infatti, come escludere l’influenza dello spirito mioritico e di una tradizione folclorica e mistica in cui si esprime la sintonia con la terra madre, con l’anima dei defunti, e che ritroviamo nell’opera di tanti altri letterati romeni, da Vasile Alecsandri sino a Nichita Stănescu?
Invero, nel processo che vede il sentimento della morte irrompere nella sua opera, Eminescu non paga nessun tributo al Romanticismo; questo tema appare un destino già nelle composizioni più precoci. Nella sua prima poesia, composta nel gennaio 1866, a soli sedici anni, non è il mondo epico (come in Leopardi e in Hölderlin), non è l’amore (come in Byron), non è la lussuriosa descrizione di un’alba (come in Keats) a dettare i versi; lo studente Eminescu vuole commemorare la scomparsa di Aron Pumnul (1818-1866), filologo e storico transilvano che fu suo professore nel liceo di Cernăuţi (oggi Černivci, Ucraina). E’ un esordio profetico: il giovane ha già scoperto che non sono soltanto le religioni a poter dire parole significative sulla morte.
La poesia In morte di Aron Pumnul termina con questi versi:

Prosegui il tuo cammino, e la pietosa lacrima
che versan tutti i giovani sul tuo funereo cippo
ti segua nel tuo volo, fra canti di tristezza,
fra canti risonanti, sospiri armoniosi,
là nell’Eliso… [+]

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