Orizzonti Culturali Italo-Romeni, n. 11, novembre 2019, anno IX

Il libro Tra Gerusalemme e Atene – recentemente pubblicato dalla casa editrice Giuntina – offre per la prima volta al pubblico italiano una prospettiva d’insieme sul rapporto di Benjamin Fondane con l’ebraismo. Il volume – curato da Francesco Testa e Luca Orlandini – raccoglie gli articoli che il giovane Fondane (Fundoianu) scrisse per alcune riviste ebraiche di lingua romena, oltre a una sezione antologica tratta dalla sua opera francese. Al pari di Kafka, Celan, Šestov e molti altri scrittori ebrei del XX secolo, Fondane tentò di definire il proprio legame con la religione ebraica. Nei libri profetici e nella Cabbalà intravide un’alternativa al pensiero logico-razionale greco. Ma la tradizione ebraica, in cui la collettività prevale sull’esistenza individuale, non poté rappresentare una via percorribile per colui che tentava di liberare Dio dal giogo della Legge e della morale. Né il suo interesse per la Bibbia poteva infine risolversi in un atto di fede capace di dissipare il dramma del vivere. Contro ogni tentativo volto a pacificare il reale, Fondane ravvisò l’incolmabile distanza che separa rivelazione e ragione, vita e sapere, Gerusalemme e Atene.

Nei passaggi che seguono, tratti dall’opera Tra Gerusalemme e Atene, Fondane offre la sua personale visione della religione ebraica. L’ultimo saggio qui presentato è seguito dalla Postfazione con cui si chiude il libro.

A proposito del libro di Martin Buber [1]

In Buber il problema potrebbe formularsi così: lo spirito dell’Oriente e quello dell’Occidente. Nel nostro caso, ebraismo ed ellenismo. Per esaminare diverse questioni relative all’argomento abbiamo bisogno di stabilire un’unità di senso. Buber constata che tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo l’Oriente si manifestava ancora agli occhi di Herder, Goethe, Novalis e Görres come un’unità ben distinta. L’Oriente è una parola. I persiani, i cinesi, gli indiani e gli ebrei sono dei popoli. Così tante lingue, costumi, religioni, istinti e differenze. Per ricondurle all’unità, occorre un concetto, un’idea generale. Sopprimendo le differenze tra la chioma, il genere o l’altezza del pioppo, dell’abete e del faggio, otterremo la nozione di albero. Allo stesso modo, eliminando le diversità che sussistono tra un cinese, un persiano, un indiano e un ebreo, avremo la nozione di Orientale.
Nel cercare l’unità, Buber ha accolto questo metodo. Conclude che «l’ebreo è rimasto un orientale [e che] il secolo, in cui noi viviamo, si designerà un giorno come un secolo della crisi asiatica» [2]. Tuttavia, l’Asia (il buddhismo, la religione persiana ed ebraica) è penetrata in Europa (il cristianesimo) solo attraverso l’ebraismo. Il termine può dunque essere generalizzato, fino a caricarsi di un altro senso. Non designerà più un tratto circoscritto a una nazione oppure a un territorio, ma una forma dello spirito.
A partire da questo deplorevole metodo – fondato sulla soppressione delle differenze –, la logica potrebbe restringere il senso di Occidentale a quello di Greco. L’unità, proprio come il concetto, non è altro che una forma di spersonalizzazione. Da un punto di vista astratto, il giglio non è il fiore aristocratico della serra; l’iris, dai curiosi petali viola, non è il pelargonium – dal nome così bello. L’idea di fiore consiste solo della radice, del tronco e del frutto: dello scheletro. L’ellenismo e l’intera civiltà attica si riducono in definitiva alla nozione di paganesimo. Presso i Romani, paganus era colui che abitava in campagna; sotto Costantino il Grande – con l’avvento  del cristianesimo nelle città e la fuga dei Romani non convertiti nelle campagne – il termine assume il significato di «idolatra», di «non-cristiano». Informazioni le otteniamo dal Glossarium mediae et infimae latinitatis di Du Cange [3], il quale impiega correttamente la nozione di idolatra, pur commettendo un errore nell’affermare che tres sunt in mundi religiones, Iudeorum, Paganorum et Christianorum. Per noi non esistono che due religioni, quella degli ebrei e quella dei greci. Se in merito alle idee il cristianesimo e l’ebraismo si differenziano in modo netto, da un punto di vista teorico sono identici.
Buber cerca di descrivere sinteticamente queste due forme di umanità, connotando l’Orientale come tipo motorio e l’Occidentale come tipo sensorio. Il primo è di natura centrifuga: uno stimolo che nasce dalla sua anima si volge all’esterno, trasformandosi in movimento. L’atto psichico fondamentale del tipo sensorio è centripeto: un’impressione esterna sopraggiunge nell’anima e si risolve in immagine. «Ambedue sono uomini che sentono e che agiscono; ma l’uno sente in movimento, l’altro agisce in immagini. […] Ambedue pensano; ma il pensiero dell’uno significa azione, il pensiero dell’altro significa forma». [4] Riportiamo ciò che Buber considera rilevante nell’avvicinare la questione che ci interessa: «Da questo punto di vista si può osservare come, fra tutti gli Orientali, l’Ebreo sia il più manifesto opposto del Greco. Il Greco vuole dominare il mondo, l’Ebreo vuole compierlo; per il Greco esso è, per l’Ebreo sarà; il Greco gli sta di fronte, l’Ebreo gli è legato; il Greco lo conosce sotto l’aspetto della misura, l’Ebreo sotto quello del senso; per il Greco l’azione è nel mondo, per l’Ebreo il mondo è nell’azione». [5]
Se volessimo cominciare a enumerare una serie di contrasti, da una parte regna – nella vita sociale greca – l’individualismo elitario, da cui dipende l’istituzione della schiavitù; dall’altra, quello che Nietzsche definisce con malevolenza l’istinto del gregge. Buber trae da tutto ciò la caratteristica fondamentale del tipo orientale: «la foresta è per lui più reale degli alberi, il mare più reale dell’onda, la società più reale dell’uomo». [6] Esistono dunque due istinti e due leggi, una per l’Orientale e un’altra per l’Occidentale. La sociologia dovrebbe essere rivista: le società non nascono tutte allo stesso modo. Nietzsche colse nel segno quando affermò che la lotta tra la Giudea e Roma era lo scontro tra democrazia e aristocrazia… [+]

Deixe aqui suas impressões, comentários e/ou críticas. Deja aquí sus impresiones, comentarios y/o críticas. Leave your impressions, comments and/or critiques here. Laissez ici vos impressions, commentaires et/ou critiques. Lăsați-vă impresiile, comentariile și sau recenziile aici. Lascia qui le sue impressioni, commenti e/o recensioni.

Preencha os seus dados abaixo ou clique em um ícone para log in:

Logotipo do WordPress.com

Você está comentando utilizando sua conta WordPress.com. Sair /  Alterar )

Foto do Google

Você está comentando utilizando sua conta Google. Sair /  Alterar )

Imagem do Twitter

Você está comentando utilizando sua conta Twitter. Sair /  Alterar )

Foto do Facebook

Você está comentando utilizando sua conta Facebook. Sair /  Alterar )

Conectando a %s