“Tormentato da Dio. Il nichilismo mistico di Emil Cioran”, nuovo libro di Mirko Integlia (Antonio Di Gennaro)

Orizzonti Culturali Italo-Romeni, n. 11, novembre 2019, anno IX

Il lavoro di Mirko Integlia costituisce un punto di vista importante, un tassello fondamentale, un anello essenziale per l’analisi e la ricostruzione dell’opera di Emil Cioran, nell’ambito della storia della filosofia continentale contemporanea. È la prospettiva di un uomo di fede, di un sacerdote, di un credente, che si confronta (e si scontra talvolta) con il filosofo di Răşinari, ripercorrendo le tappe del suo percorso esistenziale e del suo pensiero tragico, con particolare attenzione alla questione religiosa e al tema di Dio.

Sì, perché la faccenda (complessa) è tutt’altro che chiusa, dal momento che Cioran è uno spirito religioso che non crede in Dio, un mistico ateo che si scaglia contro l’Essere supremo. Cioran non prega Dio, inveisce, impreca, bestemmia, grida il proprio assurdo dolore nella situazione limite di essere sempre «al culmine della disperazione». Ma è proprio qui, nel fondo abissale della solitudine e del cafard, che sorge lo spiraglio (ideale) di un Essere assoluto, come ultimo «interlocutore» (fittizio) per sopportare l’angoscia e l’insostenibile «male di vivere», il peso di essere al mondo:

«Je n’ai pas la foi, certes, mais j’ai une relation avec Dieu, si vous voulez, Oui, c’est bien exact, mais une relation dépourvue de foi. J’ai écrit, quelque part : quand on est dégoûté des hommes, de la vie, de tout, même sans la foi Dieu est un interlocuteur. À l’extrême de la solitude, avec qui parler ? Il n’y a qu’avec Dieu que vous voulez parler.
Il faut un dialogue, et puisque les gens sont exclus, Dieu apparaît automatiquement. C’est une sorte de foi qui n’en est pas une. Malgré les tourments, la solitude, l’angoisse, l’important est que la religion a joué un rôle dans ma vie, même sans la foi». [1]

Ha forse ragione, allora, il Padre domenicano Marie-Dominique Molinié quando definisce Cioran «un croyant à l’envers» [2], espressione paradigmatica ed efficace che può essere applicata, e quindi fungere da filo conduttore, anche al lavoro ermeneutico di Integlia. Basta sfogliare Lacrime e santi, o ancora leggere qualche passaggio dei Quaderni, per constatare quanto sia vivo, sofferto e turbolento il rapporto di Cioran con Dio, quanto sia intenso e struggente il dramma interiore di un giovane, poco più che ventenne, che desidera ardentemente oltrepassare la propria inquieta coscienza infelice, proiettandosi in Lui:

«Io sono come un mare che ritiri le sue acque per fare posto a Dio. L’imperialismo divino presuppone il riflusso dell’uomo. Oppresso dalla solitudine della materia, Egli ha pianto gli oceani e i mari. Da ciò il richiamo misterioso delle distese marine, e la tentazione di una immersione definitiva, come scorciatoia verso di Lui… Colui che, di fronte ai cieli e ai mari, non ha rasentato le lacrime, costui non ha mai abitato le nebulose contrade del divino, dove la solitudine è tale che ne richiama un’altra ancora più grande». [3]

E ancora, nei Cahiers:

«Non è facile scrivere su Dio quando non si è né credenti né atei: probabilmente il nostro dramma è di non poter più essere né l’uno né l’altro». [4]

«Nonostante tutti i miei sogghigni, mi rendo perfettamente conto che un giorno potrei dissolvermi in Dio, e questa possibilità che mi concedo mi rende un po’ più indulgente verso i miei sarcasmi». [5]

«In me di religioso c’è soltanto il disgusto per il mondo. Ma persino questo disgusto è impuro. Di qui i miei rapporti intermittenti e senza esito con l’assoluto». [6]

Per tutta la vita Cioran lotterà con Dio, sarà il «bersaglio» privilegiato delle sue maledette notti insonni. Per tale ragione è importante prestare la massima attenzione, all’articolazione, allo svolgimento e all’evoluzione psicologica di Cioran (tenendo, in costante considerazione non solo le opere pubblicate in vita, ma anche le interviste e i carteggi), al fine di porre in luce (certo in maniera mai esaustiva e definitiva) i motivi e i moventi di una perenne «crisi religiosa», di un travaglio spirituale che accompagneranno il pensatore rumeno-parigino, dagli anni dell’adolescenza trascorsa a Sibiu, sino alla fine dei propri giorni, nel Quartiere Latino… [+]

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