Orizzonti Culturali Italo-Romeni, n. 1, gennaio 2020, anno X

In questa seconda parte dell’intervista di Rodrigo Inácio R. Sá Menezes con Mirko Integlia, autore del libro Tormented by God: The Mystical Nihilism of Cioran (Libreria Editrice Vaticano, 2019), la conversazione gira intorno a temi quali il pericolo-Cioran (in virtù della natura labirintica e «ipertestuale» della scrittura frammentaria di Cioran), l’antisemitismo programmatico della giovane generazione rumena del ‘27 in contrasto con un pensiero paradossale che difficilmente potrebbe esser etichettato come antisemita, il rapporto tra antisemitismo e antimonoteismo giudaico-cristiano, le ambizioni politiche e culturali del giovane Cioran, subito disilluso, il rapporto tra ortodossia, trăirism e nichilismo, tra gli altri.

Rodrigo Menezes: Egregio signor Integlia, lei osserva giustamente che «l’incapacità di prestare attenzione al contesto storico in cui si è sviluppata la complessa filosofia di Cioran corre il rischio di collocare il suo pensiero fuori dalla storia.» (p. 21) Senza dubbio è necessaria la contestualizzazione. Nel contempo, Cioran dimostra una tendenza a una singolarità così radicale che susciterebbe le nozioni d’incondizionato e d’indeterminato (apeiron in greco, concetto-chiave nella cosmologia tragico-pessimista di Anassimandro). Sylvie Jaudeau lo caratterizza come le dernier homme, però la nozione di «non-uomo» (ne-om [1] nell’originale rumeno), coniata dal giovane Cioran, si applica ancora più giustamente. Il suo pensiero, così come il suo essere, appare marcato da una divisione, una dualità fondamentale, partecipando e non partecipando alla storia, sottoposto al tempo e nonostante estraneo al tempo; il suo pensiero è immanente e trascendente, esistenziale e metafisico, storico e trans-storico, nichilista e mistico… [2] A proposito, il testo intitolato «Verità di temperamento», in Sommario di decomposizione, illustra bene questa singolarità poetico-meontologica, per così dire, irriducibile ai dati contingenti del contesto storico-biografico: «Di fronte a pensatori sprovvisti di pathos, di carattere e d’intensità che si modellano sulle forme del loro tempo, ce ne sono altri nei quali si avverte che, in qualsiasi momento fossero apparsi, sarebbero stati eguali a sé stessi e che, incuranti della loro epoca, avrebbero attinto i pensieri nella loro sostanza profonda, nell’eternità specifica delle loro tare. Essi non mutuano dal loro ambiente se non la superficie, alcune particolarità di stile, alcune forme caratteristiche di una data evoluzione.» Ed esemplifica, citando Nietzsche e Kierkegaard (e potremmo aggiungere Cioran medesimo), per concludere che «fossero anche comparsi nell’epoca più anodina – non avrebbero avuto un’ispirazione meno fremente né meno incendiaria.»
Detto questo, non pensa che la rumenità (românitate) profonda [3] di Cioran (le sue radici dacico-traciche, ad esempio) sia importante, per quanto riguarda la contestualizzazione, tanto quanto fattori culturali più o meno contingenti, quali le letture, gli incontri e le influenze esterne di ogni tipo? Non pensa che il pensiero di Cioran evoca la nozione dell’homo duplex (esteriore, interiore), figura antropologica che segna la dualità fondamentale della condizione umana e, in modo ancora più radicale, della condizione cioraniana? Ciò che si applicherebbe anche al suo nichilismo sui generis, che non è tedesco, nietzschiano, nemmeno russo, dostoevskiano, ma piuttosto balcanico, rumeno, transilvano (alla fine, cioraniano!), un nichilismo ancestrale, congenito, di famiglia [4], da dove la nozione di «nulla valacco» (neantul valah, in rumeno), tematizzata da Cioran in modo così toccante nel Breviario dei vinti. Infine, per quanto riguarda la rumenità profonda di Cioran, la sua anima ancestrale, archetipica, mi viene in mente anche la leggenda della Miorița, i cui echi elegiaci si fanno sentire attraverso l’opera di Cioran…

M.I.: L’intrecciarsi continuo nella sua domanda di diversi livelli di analisi, mi obbligano ad alcune considerazioni preliminari, che riguardano innanzitutto la questione principale da lei posta, che è essenzialmente di carattere metodologico (il rapporto fra testo e contesto) ossia se la giusta collocazione storico-filosofica del primo Cioran, alla base della mia ricerca, abbia in qualche punto, diciamo così, privilegiato il «contesto» dimenticando il «testo», vale a dire la singolarità, l’originalità, quello che lei, in termini più generali, chiama «interiorità». Devo confessare che i primi approcci alla scrittura cioraniana mi hanno subito posto dinanzi una difficile scelta di impostazione critica, che derivava da una valutazione iniziale poi sempre più confermata nel corso dei miei studi per la scrittura del libro: il testo cioraniano è «rischioso». La scrittura cioraniana ha una profondità che potremmo definire, volendo usare una terminologia attuale, «ipertestuale», cioè il cosiddetto messaggio non si esaurisce nell’immediatezza dello scritto, ma apre continuamente versanti di riflessione ulteriori, che del resto attraversano l’intera opera come un flusso di coscienza che vuole superare i limiti ristretti del singolo libro. Ritengo che questo sia dovuto a un talento particolare del nostro Autore: una insaziabile voracità intellettuale unita a una estrema capacità di sintesi. Questa che è a tutti gli effetti una ricchezza, per l’interprete, però, può rappresentare uno scoglio da superare, un rischio appunto, in quanto il lavoro ermeneutico per essere efficace deve partire da un punto fermo, che consenta allo sguardo critico non solo di abbracciare tutto, ma anche di discernere, di puntare all’essenziale. Ho voluto individuare nel contesto questo punto fermo, cercando certamente di rimanere aderente all’originalità cioraniana, tuttavia evitando di perdermi nel labirinto dei continui rimandi testuali, perché ho ritenuto ciò che è scritto, soprattutto per la fase degli esordi, una rielaborazione di elementi di derivazione storico-culturale stratificati nell’interiorità cioraniana. In un certo senso, ho voluto «imbrigliare» Cioran: anche questo, forse, è stato molto «rischioso»… [+]

Publicado por:Portal E.M.Cioran/Br

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