“Cioran e Guitton” (Gianfranco Ravasi)

Pubblicato col titolo: Cioran e Guitton nel cortile del dialogo, su IlSole24ORE, n. 157 (09/06/2019). Apud Pontificio Consiglio della Cultura. È ormai da un decennio che è in azione il “Cortile dei Gentili” allestito dal Pontificio Consiglio della Cultura (un dicastero vaticano che, quando fu fondato da Paolo VI, era denominato «per i non credenti»), dedicato al…

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“Tormentato da Dio. Il nichilismo mistico di Emil Cioran”, nuovo libro di Mirko Integlia (Antonio Di Gennaro)

Orizzonti Culturali Italo-Romeni, n. 11, novembre 2019, anno IX Il lavoro di Mirko Integlia costituisce un punto di vista importante, un tassello fondamentale, un anello essenziale per l’analisi e la ricostruzione dell’opera di Emil Cioran, nell’ambito della storia della filosofia continentale contemporanea. È la prospettiva di un uomo di fede, di un sacerdote, di un…

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Intervista con Vincenzo Fiore: su filosofia auto-sperimentale, anti-fanatismo e «l’infernale sincerità» di Cioran

Orizzonti Culturali Italo-Romeni, n. 9, settembre 2019, anno I «In un’epoca dove il fanatismo sembra essere tornato alla ribalta a livello mondiale, il pensatore romeno è un antidoto che ci rende immuni». (Vincenzo Fiore) A partire da questa premessa, pubblichiamo un’intervista con Vincenzo Fiore che affronta la filosofia auto-sperimentale, l’anti-fanatismo e «l’infernale sincerità» di Cioran. Vincenzo…

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Tormented by God: The Mystical Nihilism of Emil Cioran (Mirko Integlia)

“Better to never have been born!” This pessimistic declaration has been made at various points in the history of human thought, becoming a true philosophical system beginning with Arthur Schopenhauer in the nineteenth century. It was repeated by various philosophers in subsequent decades, though rarely with the tragic passion of Emil Cioran (1911-1995). A solitary…

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Entrevista de Cioran com Paul Assall

A contradição é o que salva Cioran. É dela que deriva o seu humor irresistível, que não raro leva a gargalhadas niilistas. Na entrevista radiofônica com Paul Assall, em 13 de março de 1985, Cioran começa dizendo que o ceticismo “deriva da minha experiência de vida pessoal, da minha luta cotidiana com a vida. E…

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Dois novos livros sobre Cioran pela editora Mimesis (Ita)

A Mimesis Edizioni da Itália acaba de lançar 2 novas publicações sobre Cioran: Dio e il Nulla. La religiosità atea di Emil Cioran, a cura di A. Di Gennaro e P. Giustiniani (2019). Coletânea dos trabalhos apresentados no simpósio homônimo realizado em Nápoles, nos dias 15 e 16 de novembro de 2017, promovido pela seção…

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“Quousque eadem?” (E.M. Cioran)

A expressão latina, na forma de interrogação, remonta a Sêneca, em sua carta XXIV a Lucílio: “Quosdam subit eadem faciendi videndique satietas et vitae non odium sed fastidium, in quod prolamibur ipsa inpellente philosophia, dum dicimus: ‘Quousque eadem? Nempe expergiscar dormiam, esuriam fastidiam, algebo aestuabo‘” [Os outros também são movidos por uma saciedade de fazer…

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“Cioran, il mistico che non credeva in nulla. Un convegno a Napoli” (Alessandro Seravalle)

Orizzonti Culturali Italo-Romeni, gennaio 2018, anno VIII Il 15 e 16 novembre 2017 alcuni tra i più importanti studiosi del pensiero di Emil Cioran si sono dati appuntamento presso la splendida Aula Magna della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (sezione San Tommaso d’Aquino) per discutere da differenti angolazioni, sotto la direzione scientifica di Antonio Di…

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ZONADIDISAGIO – Il blog di Nicola Vacca, 6 giugno 2018

In una delle sue ultime interviste, quella concessa a Michael Jakob, Emil Cioran dice:

«In ogni nostro atto c’è un retroscena, e proprio questo è psicologicamente interessante, noi non conosciamo che la superficie, il lato superficiale. Si accede a ciò che è detto, ma l’importante è ciò che non è detto, ciò che è implicito, il segreto di un atteggiamento o di una frase. Per questo tutti i nostri giudizi sugli altri, ma anche quelli su noi stessi, sono parzialmente sbagliati. Il lato meschino è camuffato, ma il lato meschino è profondo, e direi quasi che è quanto di più profondo ci sia negli esseri umani, e di più inaccessibile per noi. È la ragione per cui i romanzi sono un modo di camuffare, di esporsi senza dichiararsi. I grandi scrittori sono proprio quelli che colgono il «retroscena», soprattutto Dostoevskij. Lui rivela tutto ciò che è profondo e apparentemente meschino; ma è più che meschino: è tragico; questi sono i veri psicologi».

Qui è evidente l’influenza delle Memorie del sottosuolo di Dostoevskij, ma in generale della cultura psicoanalitica. Questo è un concetto chiave in Freud (secondo il quale la coscienza costituisce solo la “punta dell’iceberg” dei nostri atti, che sempre trovano la loro autentica radice in un profondo sconosciuto), ed è il filo conduttore ad esempio di tutti i racconti dello scrittore austriaco Stefan Zweig.

Il retroscena, ciò che non è sulla scena, ciò che è dietro la scena, ciò che non è inquadrato da alcun faro, ma che fonda e giustifica l’intero percorso, poiché ne è il motivo principale, il movente sotteso, sconosciuto e incomprensibile: il sottofondo, il sotterraneo, il sottosuolo appunto.

Se prendiamo le opere di Cioran (sia quelle del periodo rumeno che quelle francesi), sulla scena, quindi sul palcoscenico si muovono sempre gli stessi “demoni interiori”: la solitudine, il cafard, la noia, la disperazione. Cioran è un “Maestro” perché è capace di descrivere tutte le sfumature di ogni stato emotivo, attraverso le pennellate della propria scrittura.

Ma non si limita a questo. In Cioran è decisivo il tema del corpo, della corporeità. La filosofia di Cioran è impensabile senza la fisiologia. Non è una filosofia astratta che parla di un Io impersonale, dell’esistenza come categoria generale. Qui chi parla è un io in carne ed ossa, che sente, che si sente, che soffre, che patisce, che ricorda, che piange, che rimpiange. È un Io che ama, che vibra, che si emoziona, che si appassiona, che si commuove, che desidera, che vuole. La filosofia di Cioran è quindi una filosofia della carne, del cuore, dei nervi, del respiro, degli occhi, dello sguardo e del silenzio. Non è una filosofia della mente astratta, ma una filosofia del cuore pulsante, che palpita, una filosofia dei sentimenti, delle emozioni che accadono dentro di noi e che ci avvincono.

Quella di Cioran è dunque un’anima straziata, un’anima lacerata, graffiata, squarciata come le tele di Lucio Fontana. Un’anima in pena, che ama profondamente la vita, ma che ha conosciuto ben presto “il sentimento tragico della vita”.

Leggiamo l’ultimo frammento di Lacrime e santi, opera del 1937: «Il paradiso geme al fondo della coscienza, mentre la memoria piange. Ed è così che si pensa al senso metafisico delle lacrime e alla vita come al dipanarsi di un rimpianto».

Cioran scrive quest’aforisma a 26 anni. Piange e rimpiange. I suoi occhi sono bagnati di lacrime, e queste lacrime si convertono in prosa filosofica. È una scrittura imbevuta, inzuppata di lacrime. Sono lacrime che scorrono sul viso o trattenute negli occhi… ma è una costante nella vita di Cioran, se solo sfogliamo i Quaderni:

«Ventitré anni fa (nel 1937) ho scritto un intero libro sulle lacrime. E da allora, senza versarne una sola, non ho mai smesso di piangere».

«Dire che rimpiango tutto è poco; io sono un rimpianto ambulante, la nostalgia mi divora il sangue e divora se stessa. Non vi è rimedio in terra per il male di cui soffro…».

«Non ho mai scritto con il mio sangue, ho scritto con tutte le lacrime che non ho mai versato. Fossi anche un logico, resterei un elegiaco. Vivo ogni giorno l’esclusione dal Paradiso con la stessa passione e lo stesso rimpianto del primo esiliato».

Ora, perché Cioran piange e rimpiange? Cosa lo affligge? Di cosa è psicologicamente affetto?

Sul palcoscenico delle sue opere, come abbiamo detto sfilano le figure della solitudine, il cafard, la noia, la disperazione. Questo è il lato fenomenico, l’esteriorità. Ciò che appare sulla scena. Ciò che Cioran mette in scena, ciò che inscena come terapia di salvezza per sedare l’angoscia.

Sono questi gli attori principali, i protagonisti, le maschere che ci presenta. Ma cosa accade dietro le quinte? Nel retroscena? Qual è la “causa radice” che spinge Cioran a parlare del proprio dolore, della propria disperazione, della propria inquietudine e della propria in-sofferenza?

Per rispondere a questa domanda, cerco di avvalermi “metaforicamente” di una teoria matematica e fisica chiamata “butterfly effect”, che in questi ultimi anni ha avuto una certa risonanza anche in ambito cinematografico. Secondo questa teoria: “Il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo”. In altre parole, un evento apparentemente insignificante, può scatenare una reazione assolutamente imprevista, imprevedibile e sconvolgente.

E allora, qual è l’evento apparentemente insignificante che ha innescato una reazione a catena rovinosa nella psiche di Cioran? È difficile rinvenire nelle sue opere tracce biografiche oggettive in grado di sciogliere in via definitiva la questione. Quello che possiamo fare è seguire degli indizi

Ascoltiamo cosa dice Cioran, in un episodio che racconta con piccole variazioni 3 volte, nei Quaderni, nel Taccuino di Talamanca e in una lettera a Jaques Le Rider:

«Tutto ciò che in me è vero proviene dalle timidezze della mia gioventù. A loro devo quello che sono, nel senso migliore della parola. Senza di esse non sarei letteralmente nulla, e non conoscerei tregua nella vergogna di me stesso. Che cosa non ho sofferto, da giovane, per causa loro. E ora sono queste sofferenze che mi riscattano ai miei occhi.

(L’altro giorno mi sono ricordato di un momento capitale e particolarmente doloroso della mia adolescenza; amavo segretamente una ragazzina di Sibiu, Cela Schian, che doveva avere quindici anni; io ne avevo sedici. Per niente al mondo avrei osato rivolgerle la parola; la mia famiglia conosceva la sua; avrei potuto avere delle occasioni per avvicinarla. Ma questo andava al di là delle mie forze. Per due anni ho vissuto in preda a tormenti infernali. Un giorno, nei dintorni di Sibiu, nel folto di una foresta dove mi trovavo con mio fratello, scorgo quella ragazza in compagnia di un compagno di scuola, il più antipatico di tutti. Fu per me un colpo a stento tollerabile. Ancora adesso mi fa male. Da quel momento decisi che bisognava farla finita, che non era degno di me incassare il “tradimento”. Cominciai a staccarmi dalla ragazza, a disprezzarla e infine a odiarla. Mi ricordo che nel momento in cui la giovane “coppia” passava stavo leggendo Shakespeare. Darei chissà che cosa per sapere quale opera. Non riesco a ricordarlo. Ma quell’istante ha deciso della mia “carriera”, di tutto il mio futuro. Ne derivarono anni di completa solitudine. E io divenni quello che dovevo divenire)»… [+]

“Emil Cioran. Itinerari di una vita” (a cura di Antonio Di Gennaro)

FINO ALLA LA CADUTA di Nicolae Ceaușescu (1989), la figura di Emil Cioran è fortemente osteggiata nella Repubblica Socialista di Romania e le sue opere messe al bando dal circuito editoriale di Stato. L’autore transilvano, infatti, affermatosi a Parigi quale “uno dei migliori scrittori di lingua francese”, è considerato un traditore della patria e un…

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“Una polifonia per Emil Cioran” (Alessandro Seravalle)

QUADERNI D’ALTRI TEMPI — Rivista di Studi Culturali, 20 luglio 2017 CIORAN E L’OCCIDENTE — UTOPIA, ESILIO, CADUTA (a cura di) Fabrizio Meroi, Mattia Luigi Pozzi e Paolo Vanini  Mimesis, Milano-Udine, 2017 pp. 260, € 24.00 Il volume Cioran e l’occidente edito da Mimesis, già protagonista di alcune preziose sortite nei meandri dell’opera più recondita di Emil Cioran,…

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Intellettuali senza patria: Emil Cioran e Dieter Schlesak. Pubblicato il carteggio

CIORAN, Emil. Un’altra verità: Lettere a Linde Birk e Dieter Schlesak. A cura di Antonio di Gennaro. Trad. de Massimo Carloni e Mattia Luigi Pozzi. Sesto San Giovanni: Mimesis Edizioni, 2016. Da Vivetta Valacca, Orizzonti Italo-Romeni, febbraio 2017, anno VII Cioran pubblica la sua opera prima Pe culmile disperării nel 1934. Nel 1934 nasce Dieter Schlesak. La patria comune è…

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“Cioran e a antropologia apocalíptica” (Amelia Natalia Bulboacă)

Publicado originalmente em Cioran, archives paradoxales, tomo II. Paris: Éditions Garnier, 2015, p. 181-193. Em seu primeiro livro, Nos cumes do desespero, publicado em 1934, Cioran declarava: Por mais que eu tenha me debatido neste mundo e por mais que eu tenha me separado dele, a distância entre mim e ele só o tornou mais acessível.…

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L’a-teologia di Cioran. Intervista ad Antonio Di Gennaro a cura di Tudor Petcu

Publicado originalmente em Raccolta di scritti su Emil Cioran:
Leggo e volentieri ripropongo una bella intervista ad Antonio Di Gennaro, attento studioso di Emil Cioran e autore di numerose recenti opere sul Nostro. http://www.filosofiablog.it/filosofia-contemporanea/la-teologia-di-emil-cioran-intervista-ad-antonio-di-gennaro-a-cura-di-tudor-petcu/ Nota introduttiva: Oggi pubblichiamo un’intervista ad Antonio Di Gennaro (1975), laureato in Filosofia all’Università di Napoli Federico II. I suoi studi…

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“Al di là della filosofia: Conversações sobre Emil Cioran e Benjamin Fondane” (Rodrigo Inácio R. Sá Menezes)

DI GENNARO, Antonio (Org.). Cioran, al di là della filosofia: conversazioni su Benjamin Fondane. Milão/Udine: Mimesis Edizioni, 2014. Este livrinho, publicado em 2014 na Itália (país com uma prolífica produção, acadêmica e extra-acadêmica, em torno do legado de Cioran), reúne as melhores qualidades dos livros do próprio autor a cuja vida e obra é dedicado: a concisão e a…

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XX Colóquio Internacional Emil Cioran em Sibiu: “Cioran e a morte”

Acontecerá, entre 7 e 9 de maio de 2015, em Sibiu e em Răşinari, a vigésima edição do Colloque International Emil Cioran, organizado por Mihaela-Genţiana Stănişor. Desta vez, o eixo temático do encontro será “Cioran e a morte”, em virtude do aniversário de 20 anos do falecimento do autor. Os maiores especialistas da obra de Cioran, vindos de diferentes países, estarão presentes no…

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