“Tra il sospiro e l’epigramma: analisi dell’opera di E. M. Cioran” (Mattia Luigi Pozzi)

Cioran l’eretico. Tesi universitaria di Mattia Luigi Pozzi. Orizzonti Culturali Italo-Romeni, n. 3, marzo 2015, anno V

«Qualsiasi commento a un’opera è cattivo o inutile, perché tutto ciò che non è diretto è senza valore» [1].

Nel presente elaborato ci occuperemo, da eretici, di un’eresia. Se esiste infatti una possibilità di definizione per il pensiero e l’opera di Emil Michel Cioran, essa risiede proprio in questa parola così affilata e, al contempo, così vaga. Eterodosso rispetto a qualunque ortodossia – considerando tali la vita stessa e il suo stesso io – Cioran corrisponde al suo destino di pensatore dispiegando un pensiero frammentario che si declina come feccia, come residuo. E donandoci un’opera miracolosa per tono e stile, per la capacità di mostrare il lavorio del silenzio attraverso le parole, per la possibilità di dire nascondendo.
Corrispondergli da eretici – ossia nell’unico modo possibile – significa, a nostro avviso, obbligare tale pensiero a una torsione, a una sorta di dispiegamento: obbligarlo cioè a distendersi e a rivelarsi, a lasciar aperto uno spiraglio da cui si possano intravvedere le sue profondità, da cui si possa scoprire, almeno in parte, l’iceberg argomentativo di cui ogni frammento è la punta. Significa anche cercare di dissipare gli equivoci che esso, costitutivamente e per difesa, moltiplica: ossia cercare di comprendere se esso possa essere realmente e propriamente considerato un pensiero e non solo una folla confusa di frantumi, come si tende a considerarlo e come esso mira ad apparire… [+]

Il contenuto integrale della tesi è disponibile cliccando qui.