“Note sul nulla: un’indagine sul nichilismo nel pensiero di Emil Cioran” (Rodrigo Inácio R. S. Menezes)

Orizzonti Culturali Italo-Romeni, maggio 2017, anno VII

Sem título

Senza Dio tutto è nulla. E Dio? Nulla supremo.
Sillogismi dell’amarezza

Che peccato che il «nulla» sia stato svalutato dall’abuso
che ne hanno fatto filosofi indegni di esso!
Squartamento

«Il bene stesso è un male», affermò Cioran in un’intervista. Il commento, emblematico del suo pensiero metafisico, rivela una delle maggiori ossessioni filosofiche del pensatore: il problema del male. Si tratta di un’affermazione e di una negazione allo stesso tempo: affermazione della positività ontologica del male, negazione del fondamento ultimo del bene. Per i suoi presupposti e implicazioni in termini ontologici e assiologici, quest’affermazione-negazione, assurda in apparenza, solleva un problema che oltrepassa i campi tematici del pessimismo filosofico, invocando la logica non-logica di ciò che, nella storia del pensiero occidentale, risponde al nome di nichilismo. Che cosa significa asserire che il pensiero di Cioran è nichilista?

Ci proponiamo dunque di leggere Cioran sotto il segno del nichilismo. Pur riconoscendo i rischi di questa proposta, soprattutto quello di incorrere, come sospetta Simona Modreanu, in una caricatura post-nietzschiana del nichilista «che ronza di malessere ontologico», siamo dell’avviso che, di là di tutte le possibili controversie, nell’interpretazione filosofica del discorso cioraniano, la chiave ermeneutica del nichilismo, pur non essendo definitiva, appaia tuttavia ineludibile. Illustreremo come, sebbene sia inevitabile parlare di nichilismo per quanto riguarda l’autore romeno, tuttavia, il suddetto concetto non è dirimente nel suo pensiero complesso e paradossale. Nessun concetto è più equivoco di questo. Stando così le cose, che tipo di nichilismo sarebbe quello di Cioran? [+] 

Versão portuguesa: “Notas sobre o nada: a propósito de niilismo em Cioran”

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“Cioran, l’allegro cantore dell’apocalisse” [Ita]

Due libretti del grande filosofo romeno permettono di ripercorrere il suo pensiero. Nichilista ma con brio

Marcello Veneziani – IlGiornale.it, 24/03/2014

Quando stai giù e vedi tutto nero, leggi Cioran. Non so se definirla cura omeopatica o terapia d’urto. Ma leggendo E.M. Cioran vedi quali splendidi fiori può generare l’umor nero, innaffiati dalle lacrime più amare. Cioran ti porta verso il nulla, ma è così scintillante la sua disperazione, così brillante la sua vena apocalittica, così eccessiva, da provocare una specie d’euforia degli abissi.

Vedi lo spettacolo dell’intelligenza in rotta col mondo e la vertiginosa ebbrezza del cupio dissolvi, vedi l’allegria del naufrago e perfino l’umorismo che si nutre di l’umor nero in una forma inedita di umoralismo. Una spremuta di pessimismo cosmico e vien fuori un succo grottesco di tetro entusiasmo. Tutto appare vano, suicidio incluso; di fronte al male pensi con lui al peggio e quasi ti ristori, la tua disperazione privata annega in quella cosmica e si stempera nell’universale. Persino il sole piange e si fa nero nelle pagine di Cioran. Ma avviene il miracolo: ritrovi il piacere dell’intelligenza, il gusto della lettura, la voluttà dell’imprecazione. La grazia e l’estasi del nulla.

C’è una cosa, tuttavia, che fa disperare Cioran più della vita: è l’errore di stampa. Lo confessa con candore, e qui tradisce la vanità del nichilista che pur abitando nel Nulla, tiene alla cura e alla perfezione della parola, e coltiva l’amor proprio e l’imperativo assoluto di farsi leggere e ammirare… [+]

Quegli Intellettuali Millantatori davanti al Nichilismo di Cioran

Archivio storico Corriere de la Sera

Il millantato credito, non per lucro (nel qual caso costituisce anche un reato), ma per semplice vanità, è in diverse forme una pratica sociale più comune e diffusa di quanto si immagini: in questo senso rappresenta un aspetto di quel tratto permanente della natura umana che è lo snobismo. Un idolo dei nostri giorni, da molti profondamente e sinceramente venerato come pensatore e come scrittore, da qualcuno ancora sordamente avversato, è E. M. Cioran. Finché rimane sul piano della discussione strettamente intellettuale e letteraria la cosa rientra nella più ovvia e legittima normalità: ma, quando trascende questo limite, assumendo per l’ appunto la fisionomia dello snobismo, diventa tanto curiosa quanto significativa. Qualche anno addietro, un mio amico (tra l’ altro critico di prim’ ordine) dichiarò in un’intervista non solo di ammirare Cioran, ma di avere trascorso intere giornate in discussione con lui: io però so con assoluta certezza che egli aveva solo cercato di conoscerlo, senza peraltro esservi mai riuscito. Adesso apprendo (da una lettera al Foglio di Mariarosa Mancuso del 21 luglio) che nel libro «Vado a vedere se di là è meglio» Francesco Cataluccio racconta di avere una volta, in compagnia di un’ amica, incrociato a Parigi un anziano signore che, indossando un moderno e sgargiante abbigliamento sportivo faceva jogging con giovanilissima lena: questo signore, che durante uno scambio di battute con la donna continuava a saltarellare sur place come un clown, era, a suo dire, Cioran. Sorpreso e scandalizzato dal contrasto tra questa «rivelazione» e la nera visione delle cose che lo scrittore manifesta nella sua opera, il nostro intellettuale, tornato in Italia, avrebbe preso i libri di Cioran e li avrebbe dati al rigattiere sotto casa. Ora, chi abbia frequentato o perfino solo visto Cioran, capisce che questo aneddoto è una pura e volgare invenzione. È, inoltre, una stupidaggine: nessuno ha mai rimproverato Beckett di avere la concezione della vita che ha e, nello stesso tempo, di giocare a tennis! La mitomania è sempre antipatica: lo è ancora di più quando serve a uno scopo gratuitamente malevolo e denigratorio.

Mario Andrea Rigoni – Pagina 36 (28 luglio 2010) – Corriere della Sera