Tal como foi publicado pela editora Gallimard em 1949, o primeiro livro escrito em francês pelo romeno Emil Cioran, Breviário de Decomposição, tem por autor E.M. Cioran, como, de resto, os livros escritos em francês que se seguirão; hoje em dia, porém, após o sucesso de Exercícios de admiração, de 1986, lê-se em muitas das […]

via “Quem escreveu o Breviário de Decomposição?” (Nicolas Cavaillès) — Breviário de Decomposição 7.0

“Cioran o el grito de la conciencia ulcerada” (Esther Seligson)

Revista de la Universidad de Mexico, no. 413, junio de 1985 A]uan Espinasa, quien nos regaló el primer libro de Cioran que leímos Fieles a la pregunta que E. M. Cioran se hace en su ensayo Más allá de la novela, “¿ qué interés puede presentar una vida?”, podríamos suprimir sus datos biográficos, que se…

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“Cioran et ses Contemporains”, par Yun Sun Limet et Pierre-Emmanüel Dauzat (dir.) (Sylvain David)

analyses, vol. 7, nº 3, automne 2012 Il n’est pas facile de rendre compte d’un ouvrage collectif. La tâche se complique d’autant plus lorsque le livre en question est consacré à Cioran, un auteur dont l’œuvre comporte elle-même une propension au fragment et au multiple. Le titre, à cet égard, devrait agir comme point de…

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Retrospectiva 2018: Portal E.M.Cioran/Br

Lançamentos: Cioran e l’utopia. Prospettive del grottesco, de Paolo Vanini (Mimesis Edizioni, Milano, 2018). [+] Extravíos [Razne], de Emil Cioran. Trad. espanhola de Christian Santacroce (Hermida Editores, Madrid, 2018) [+] Emil Cioran. La filosofia come de-fascinazione e la scrittura come terapia, de Vincenzo Fiore (Nulla Die, Piazza Armerina, 2018) [+] Emil M. Cioran: l’Angelo Sterminatore, organizado…

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ZONADIDISAGIO – Il blog di Nicola Vacca, 6 giugno 2018

In una delle sue ultime interviste, quella concessa a Michael Jakob, Emil Cioran dice:

«In ogni nostro atto c’è un retroscena, e proprio questo è psicologicamente interessante, noi non conosciamo che la superficie, il lato superficiale. Si accede a ciò che è detto, ma l’importante è ciò che non è detto, ciò che è implicito, il segreto di un atteggiamento o di una frase. Per questo tutti i nostri giudizi sugli altri, ma anche quelli su noi stessi, sono parzialmente sbagliati. Il lato meschino è camuffato, ma il lato meschino è profondo, e direi quasi che è quanto di più profondo ci sia negli esseri umani, e di più inaccessibile per noi. È la ragione per cui i romanzi sono un modo di camuffare, di esporsi senza dichiararsi. I grandi scrittori sono proprio quelli che colgono il «retroscena», soprattutto Dostoevskij. Lui rivela tutto ciò che è profondo e apparentemente meschino; ma è più che meschino: è tragico; questi sono i veri psicologi».

Qui è evidente l’influenza delle Memorie del sottosuolo di Dostoevskij, ma in generale della cultura psicoanalitica. Questo è un concetto chiave in Freud (secondo il quale la coscienza costituisce solo la “punta dell’iceberg” dei nostri atti, che sempre trovano la loro autentica radice in un profondo sconosciuto), ed è il filo conduttore ad esempio di tutti i racconti dello scrittore austriaco Stefan Zweig.

Il retroscena, ciò che non è sulla scena, ciò che è dietro la scena, ciò che non è inquadrato da alcun faro, ma che fonda e giustifica l’intero percorso, poiché ne è il motivo principale, il movente sotteso, sconosciuto e incomprensibile: il sottofondo, il sotterraneo, il sottosuolo appunto.

Se prendiamo le opere di Cioran (sia quelle del periodo rumeno che quelle francesi), sulla scena, quindi sul palcoscenico si muovono sempre gli stessi “demoni interiori”: la solitudine, il cafard, la noia, la disperazione. Cioran è un “Maestro” perché è capace di descrivere tutte le sfumature di ogni stato emotivo, attraverso le pennellate della propria scrittura.

Ma non si limita a questo. In Cioran è decisivo il tema del corpo, della corporeità. La filosofia di Cioran è impensabile senza la fisiologia. Non è una filosofia astratta che parla di un Io impersonale, dell’esistenza come categoria generale. Qui chi parla è un io in carne ed ossa, che sente, che si sente, che soffre, che patisce, che ricorda, che piange, che rimpiange. È un Io che ama, che vibra, che si emoziona, che si appassiona, che si commuove, che desidera, che vuole. La filosofia di Cioran è quindi una filosofia della carne, del cuore, dei nervi, del respiro, degli occhi, dello sguardo e del silenzio. Non è una filosofia della mente astratta, ma una filosofia del cuore pulsante, che palpita, una filosofia dei sentimenti, delle emozioni che accadono dentro di noi e che ci avvincono.

Quella di Cioran è dunque un’anima straziata, un’anima lacerata, graffiata, squarciata come le tele di Lucio Fontana. Un’anima in pena, che ama profondamente la vita, ma che ha conosciuto ben presto “il sentimento tragico della vita”.

Leggiamo l’ultimo frammento di Lacrime e santi, opera del 1937: «Il paradiso geme al fondo della coscienza, mentre la memoria piange. Ed è così che si pensa al senso metafisico delle lacrime e alla vita come al dipanarsi di un rimpianto».

Cioran scrive quest’aforisma a 26 anni. Piange e rimpiange. I suoi occhi sono bagnati di lacrime, e queste lacrime si convertono in prosa filosofica. È una scrittura imbevuta, inzuppata di lacrime. Sono lacrime che scorrono sul viso o trattenute negli occhi… ma è una costante nella vita di Cioran, se solo sfogliamo i Quaderni:

«Ventitré anni fa (nel 1937) ho scritto un intero libro sulle lacrime. E da allora, senza versarne una sola, non ho mai smesso di piangere».

«Dire che rimpiango tutto è poco; io sono un rimpianto ambulante, la nostalgia mi divora il sangue e divora se stessa. Non vi è rimedio in terra per il male di cui soffro…».

«Non ho mai scritto con il mio sangue, ho scritto con tutte le lacrime che non ho mai versato. Fossi anche un logico, resterei un elegiaco. Vivo ogni giorno l’esclusione dal Paradiso con la stessa passione e lo stesso rimpianto del primo esiliato».

Ora, perché Cioran piange e rimpiange? Cosa lo affligge? Di cosa è psicologicamente affetto?

Sul palcoscenico delle sue opere, come abbiamo detto sfilano le figure della solitudine, il cafard, la noia, la disperazione. Questo è il lato fenomenico, l’esteriorità. Ciò che appare sulla scena. Ciò che Cioran mette in scena, ciò che inscena come terapia di salvezza per sedare l’angoscia.

Sono questi gli attori principali, i protagonisti, le maschere che ci presenta. Ma cosa accade dietro le quinte? Nel retroscena? Qual è la “causa radice” che spinge Cioran a parlare del proprio dolore, della propria disperazione, della propria inquietudine e della propria in-sofferenza?

Per rispondere a questa domanda, cerco di avvalermi “metaforicamente” di una teoria matematica e fisica chiamata “butterfly effect”, che in questi ultimi anni ha avuto una certa risonanza anche in ambito cinematografico. Secondo questa teoria: “Il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo”. In altre parole, un evento apparentemente insignificante, può scatenare una reazione assolutamente imprevista, imprevedibile e sconvolgente.

E allora, qual è l’evento apparentemente insignificante che ha innescato una reazione a catena rovinosa nella psiche di Cioran? È difficile rinvenire nelle sue opere tracce biografiche oggettive in grado di sciogliere in via definitiva la questione. Quello che possiamo fare è seguire degli indizi

Ascoltiamo cosa dice Cioran, in un episodio che racconta con piccole variazioni 3 volte, nei Quaderni, nel Taccuino di Talamanca e in una lettera a Jaques Le Rider:

«Tutto ciò che in me è vero proviene dalle timidezze della mia gioventù. A loro devo quello che sono, nel senso migliore della parola. Senza di esse non sarei letteralmente nulla, e non conoscerei tregua nella vergogna di me stesso. Che cosa non ho sofferto, da giovane, per causa loro. E ora sono queste sofferenze che mi riscattano ai miei occhi.

(L’altro giorno mi sono ricordato di un momento capitale e particolarmente doloroso della mia adolescenza; amavo segretamente una ragazzina di Sibiu, Cela Schian, che doveva avere quindici anni; io ne avevo sedici. Per niente al mondo avrei osato rivolgerle la parola; la mia famiglia conosceva la sua; avrei potuto avere delle occasioni per avvicinarla. Ma questo andava al di là delle mie forze. Per due anni ho vissuto in preda a tormenti infernali. Un giorno, nei dintorni di Sibiu, nel folto di una foresta dove mi trovavo con mio fratello, scorgo quella ragazza in compagnia di un compagno di scuola, il più antipatico di tutti. Fu per me un colpo a stento tollerabile. Ancora adesso mi fa male. Da quel momento decisi che bisognava farla finita, che non era degno di me incassare il “tradimento”. Cominciai a staccarmi dalla ragazza, a disprezzarla e infine a odiarla. Mi ricordo che nel momento in cui la giovane “coppia” passava stavo leggendo Shakespeare. Darei chissà che cosa per sapere quale opera. Non riesco a ricordarlo. Ma quell’istante ha deciso della mia “carriera”, di tutto il mio futuro. Ne derivarono anni di completa solitudine. E io divenni quello che dovevo divenire)»… [+]

“Cioran, a obsessão de um ateu por Deus” (Roberto Righetto)

INSTITUTO HUMANITAS UNISINOS, 7 de agosto de 2018 “Ajuda-me, Senhor, a esgotar o desgosto e a piedade por mim mesmo, a não sentir mais o infinito horror!” “Em mim tudo termina em oração e em blasfêmia, tudo se torna invocação e rejeição.” “No cúmulo das minhas dúvidas, preciso de uma sombra de absoluto, um pouco…

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“O comandante do cômico e seu ativo segundo” (Clément Rosset)

« Le commandant du comique et son actif second », in : TACOU, Laurence; PIEDNOIR, Vincent (orgs.), Cahier de l’Herne Cioran. Paris : Éditions de l’Herne, 2009, p. 372-3. “Um dia eu lhe disse: ‘Sabe, Cioran, eu penso exatamente o contrário do que você pensa. E, no entanto, não há sequer uma de suas frases com as…

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“Cioran. Leer es la única forma de no perder el tiempo”: Entrevista de Maite Grau a Simone Boué

EL MALPENSANTE, Bogotá, Colombia Además de aforista lapidario y fumador empedernido, Emil Cioran fue un personaje de pocas palabras. Esta conversación entre su esposa, Simone Boué, y la pintora catalana Maite Grau abre una ventana a la vida del genial escritor rumano.  ¿Cómo conoció a Cioran? Le conocí en 1941. Fui a estudiar a París gracias…

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“Simone Boué compañera de Cioran” (Fernando Savater)

 El País, 30 septiembre de 1997 Simone Boué, profesora de Liceo y compañera de E.M. Cioran durante más de 50 años, falleció ahogada en una playa francesa el pasado verano. Dice Stendhal: “Hacen falta al menos 10 líneas en francés para alabar a una mujer con delicadeza”. Yo necesitaría muchas más en español para hacer medianamente…

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“Una vita con Cioran: l’umano troppo umano nel racconto di Simone Boué” (Isabella Cesarini)

BARBADILLO, il 11 ottobre 2016 Se all’interno di un percorso tutto di filosofia e saggistica, sì è sfiorato, anche solo per un istante, il pensiero di Emil M. Cioran, risulta gravoso collocare lo scrittore dentro una suggestione amorosa. Lo si vede approssimarsi al tramonto della vita nel trascinamento sensuale, fecondato dall’insegnante tedesca di filosofia e letteratura,…

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Interview with Renzo Rubinelli: the Italian reception of Cioran

My aim is to carry out an exegesis of Cioran’s thought so as to evince how the issue of time is the basis of all his meditations.  To Cioran, time is destiny. The curse of existence is that of being “incarcerated” in the linearity of time, which stems from a paradisiacal, pre-temporal past, toward a destiny of death and decay. It is a…

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Entrevista com Renzo Rubinelli: andanças, encontros, escrituras e a recepção de Cioran na Itália

Busco fazer uma exegese do pensamento de Cioran que evidencia como o tempo está na raiz de toda a sua reflexão. Para Cioran, Tempo é Destino. A maldição de nossa existência é a de sermos “encarcerados” na linearidade do tempo, que procede de um paradisíaco passado pré-temporal em direção a um destino de morte e decomposição. Trata-se de…

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Interview de Simone Boué par Norbert Dodille

Simone Boué et Norbert Dodille, “Interview de Simone Boué par Norbert Dodille” dans Lectures de Cioran, Paris, L’Harmattan, 1997, p. 11-41 [Dodille.fr] Sans l’affectueuse pression de Marie-France Ionesco, il m’aurait été impossible de parvenir à arracher cette interview à Simone Boué qui s’y montrait extrêmement réticente. Cette interview est en effet la seule qu’elle ait jamais…

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“La broma póstuma de Cioran” (André Hoyos)

El Mal Pensante, Bogotá Colombia Últimas reapariciones del escéptico rumano Emil Cioran vivió muchos años en el sexto piso del número 21 de la rue de l’Odéon en un apartamento parisino que Rafael Conte, el crítico español, describía como “un conjunto de chambres de bonne concatenadas”, es decir, como una sucesión de buhardillas en las…

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“Un exquisito de la amargura” (Fernando Savater)

El País, 21 de Junio de 1995 Tribuna: Desaparece el Gran Teórico del Escepticismo Después de pronunciar cualquier certera enormidad contra el universo, Cioran entrecerraba los ojos, vivaces y lanzaba una carcajada breve, afénica y triunfal. A la vez celebraba así la diana y le quitaba importancia a su sentencia. Digamos lo que digamos, todo…

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Cioran intime

Le Nouvel Observateur, 26-04-2012 On a récemment célébré le centenaire du plus français des moralistes roumains. L’écrivain américain Benjamin Ivry l’a fréquenté à la fin de sa vie. Il livre aujourd’hui ses souvenirs, inédits en France, dont voici quelques extraits. L’écrivain américain Benjamin Ivry, biographe de Poulenc, Rimbaud et Ravel, traducteur du français (Gide, Verne,…

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